Il percorso storico di evoluzione e di crescita della Chiesa Parrocchiale di San Valentino, a Rosasco, è piuttosto complesso. E' possibile riassumerlo affiancandolo ai tre periodi di dipendenza alle diocesi di Vercelli (1496-1578), Pavia (1578-1817) e Vigevano (dal 1817). I questa chiesa medievale si percepiscono ancora i segni esterni che hanno rappresentato il suo ancoraggio alle varie vicende storiche.
L'8 Maggio 1496 è la data di partenza del percorso di vita della Chiesa Parrocchiale, il punto cruciale che ne determina il volto e la storia. In questa data la Chiesa un ampliamento dell'antica cappella del Castello, la "Cappella Castri", divenuta inservibile all'assemblea dei fedeli, fattisi più numerosi. A partire da questa data si crearono tre navate, s'innalzò la volta con sei colonne e si tentò di trasformare l'edificio da architettura castellare, in uno stile romantico-bizantino, trovando coesistenza tra le parti nuove e le parti sedimentarie e riuscendo a qualificarne l'uso senza modificare la struttura originaria.
Nonostante le intenzioni, la linea costruttiva non ha potuto discostarsi di molto dall'architettura castellare: l'ampiezza del fabbricato e la sua ubicazione presentano ancora palesemente le vesti di fortilizio. Inoltre, nelle indagini condotte in passato per l'accertamento delle fondamenta, emersero nell'edificio i basamenti con opere di difesa.
Lo spazio in pianta è vicino al rettangolo, anche se sono presenti piccole differenze metriche nei quattro lati e tra le due navate laterali. L'unità della pianta viene "rotta" dalla presenza della torre della Sagrestia, che si innesta in diagonale sul corpo della Chiesa; di impianto più regolare, invece, è la torre campanaria, con la sua mole poderosa alla base e compatta nello slancio in verticale.
I vari interventi di rimaneggiamento che le strutture hanno subito nel corso degli anni si notano solo sulla facciata, dove si riscontra l'intenzione di aver voluto dare un respiro architettonico diverso, per cui non è più possibile una relazione tra interno ed esterno, nonostante sia chiaramente visibile la divisione in tre navate.
La facciata ci appare definita da un segno nitido quasi grafico: tra slanci e possenti contrafforti lascia affiorare inedite forme goticheggianti. Le pareti sono spartite con estrema chiarezza compositiva, evidente nelle tre ghimberle, profilate con una tagliente corona dentata. Una soluzione grafica così incisiva evita il possibile ristagno al gioco di ombre. Su tale composizione si inseriscono, come forme aperte privilegiate, quattro pinnacoli ed un elegante rosone, coerenti con l'idea compositiva goticheggiante.
La facciata originale era in cotto, con quattro pilastri forniti di piedistallo ed una guglia in sommità. Su di essa si aprivano tre finestre: una più grande, ovale, con telaio in legno e vetri intagliati. una seconda di forma quadrata e di dimensioni minori ed una terza finestra, ancora più piccola. Davanti alla chiesa era originariamente collocato un piccolo pronao in cotto, con volta sostenuta da due pilastri rotondi, asportato dalla facciata nella prima o seconda decade dell'800.
Nel 1938 si avanzò l'idea di trasformare il prospetto principale della chiesa, per renderlo più consono all'interno, restaurato già nel 1925; il progetto presentato dall'ingegnere vigevanese Pietro Ottone, non fu accettato dai cittadini di Rosasco. Solo nel 1962 l'arciprete Rino Baj, seguendo il progetto proposto dall'Intendenza delle Belle Arti di Milano, fece affrescare a dipinto la facciata, recuperando il valore formale della massa muraria. Negli anni immediatamente successivi, tale coloritura, purtroppo, iniziò a cedere agli agenti atmosferici, prima impallidendo e, in seguito, svanendo completamente in diversi punti.